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Associazione
Amici dei Sentieri
del Golfo Paradiso


gruppo al redentore

Quasi 50 kilometri di sentieri rimessi in sesto non sono cosa da poco.
Specialmente se a farlo è stato un piccolo gruppo di volontari.
È successo a Sori, golfo paradiso, levante genovese, nell’ ampia vallate che dai 894 metri del monte becco arriva al mare, e nei limitrofi comuni di Pieve Ligure, Recco, Bargagli.
I tracciati sono quelli di sempre, un reticolo di sentieri e mulattiere che nel passato permetteva di raggiungere ogni punto di questo territorio, perché in ogni luogo si scovava qualcosa che potesse sostenere la magra vita di sussistenza dei contadini dell’ entroterra genovese. L’ulivo la faceva da padrone, ma anche orti e frutta, si seminava il grano. E su, più in alto, o dove la ripidità del terreno non permetteva altro, foraggio e legname. 
Il mare laggiù in fondo, guardato con sospetto, perché, come dice un vecchio detto popolare genovese “ Miga pe ninte u ma u ciamman ma “, “Mica per niente il mare lo chiamano mare”, giocando sul fatto che mare e male nel dialetto locale lo si dice allo stesso modo. Dal mare arrivavano i saraceni, e chissà quali alti pericoli. 
Le torri di avvistamento lo tenevano d’occhio a rispettosa distanza.
Il contadino ligure preferiva costruire la propria casa più in alto, dietro il crinale, dove non poteva essere vista dal mare. E lassù in alto si muoveva.
Nella vallata di Sori c’è sì il capoluogo, il centro del paese, con la sua storia secolare testimoniata dal vecchio Caruggio, ormai centro balneare abbastanza rinomato e con una discreta attività industriale, ma se si voltano le spalle al mare troviamo una dozzina di frazioni, più o meno grandi, che ai giorni nostri raccolgono la metà della popolazione del comune.
Ed a collegarle tra loro questo reticolo di sentieri.
Anche nel Golfo Paradiso il progresso ha rimodellato il territorio, le strade asfaltate hanno creato una nuova rete viaria, e la popolazione ha trovato opportunità diverse per sopravvivere, senza doversi più spezzare la schiena su e giù per questo aspro territorio. 

Le fascie sono state via via abbandonate ed i sentieri hanno perso la loro primaria importanza. Molti di loro sono finiti inghiottiti dagli implacabili rovi e dalla macchia mediterranea.
Intediamoci, non tutto è stato abbandonato, parecchia gente ancora si prende cura di appezzamenti di terreno, molti escursionisti si sono sempre arrampicati lungo quei sentieri e qualche volontario, in maniera abbastanza eroica è riuscito a tenere in vita un certo numero di sentieri ed a curarne la segnaletica. 

Ma quello che è successo quest’anno in questa zona è stato qualcosa di diverso.
Diverse persone, poco più di una ventina, che hanno a cuore le bellezze della  nostra terra e che in varia maniera si davano da fare lungo questi sentieri, hanno dato vita ad un’ associazione,  gli Amici dei Sentieri del Golfo Paradiso. Era il 16 marzo 2017.
Da allora hanno cominciato  a lavorare in maniera coordinata, ed hanno coinvolto altre persone ancora, anche di comuni vicino, sino a formare un gruppo di persone che più o meno a rotazione, hanno passato i fine settimana di questa primavera estate a rimettere a posto i sentieri. 

L’ associazione ha riunito diverse realtà della società civile che operavano nei comuni rivieraschi, e si prefigge di operare per la tutela e la valorizzazione del territorio, in particolare operando attraverso la pulizia e la manutenzione degli antichi sentieri e di altri manufatti legati alle antiche risorse agro silvo pastorali


Persone di ogni tipo,alcuni insegnanti, impiegati, tecnici, operai, un fabbro, un geologo, un’ archeologa, parecchi pensionati.
Ed il tutto si è  raccolto intorno alla  dinamica ed entusiasta personalità di Enrico Costa, che è stato all’ unanimità eletto presidente. 

La gestione organizzativa è forse insolita,  ma molto efficace:una specie di anarchia coordinata.
Si è steso un programma di massima, che prevede dipulirei sentieri più importantidel territorio.
Poi i volontari, singolarmente od in gruppi più o meno grandi scendono in azione,inerpicandosi all’ alba sulle colline soresi, armati di decespugliatori, rastrelli, roncole e motoseghe, ma soprattutto di una gran voglia di fare, affrontando la pulizia di qualche tratto di sentiero, mentre altri ne curano la segnaletica. 
Confrontandosi di continuo sul lavoro fatto e su quello che si intende fare, in maniera molto informale.
In un piccolo paese ci si incontra spesso in giro, ed anche le nuove tecnologie aiutano la comunicazione tra i soci.
Ma i veri momenti di confronto ci sono a fine mattinata, quando stanchi e sudati ci si guarda intorno e si osserva il lavoro appena fatto, e si decide dove vederci la settimana dopo.
Si è  intervenuto sui sentieri in diversi modi, a seconda delle condizioni in cui versava.
Talvolta ci si è mossi su sentieri in buone condizioni , agendo solo con uno sfalcio dell’erba cresciuta in primavera, con un semplice passaggio di decespugliatore.
Molto spesso il sentiero era ancora percorribile, ma la morsa dei rovi e della macchia tendeva a soffocarlo, talora creando dei veri e propri tunnel. In questo caso l’intervento era molto più drastico: si interveniva anche con l’uso di motoseghe, così da ottenere un ampio varco che potesse garantire il passaggio per qualche anno.
O si è dovuto sgombrare i sentieri dagli alberi abbattuti dalle trombe d’aria dello scorso autunno o ricostruire muretti a secco crollati.  
A volte si è addirittura andati a ricercare antichi tracciati , abbandonati da parecchi anni, riportando alla luce antichi tratti di massicciata ancora in buone condizioni.
L’ intervento forse più interessante riguarda il recupero dei resti dell’’Hospitalis di Pozzuolo.Un antica foresteria che funzionò  sino alla fine del 1300, accogliendo i pellegrini e i viandanti che transitavano sulla vicina strada che collegava la Val Fontanabuona e l’entroterra, con la città di Genova.  La parte più  antica, chiaramente individuabile per la migliore qualità del manufatto, è stata in passato inglobata in un più ampio complesso rurale. Ma l’ intera struttura risultava completamente circondata e sommersa da una fittissima vegetazione. Con l’ impegno di un buon numero di volontari e di più giornate di lavori si è riusciti a riportarlo interamente allo scoperto.
Alla fine il risultato èdel massimo rispetto: una rete di quasi 50 km di percorsi perfettamente ripuliti e transitabili, e ben segnalati ed alcuni interessanti siti riportati alla luce e resi pienamente fruibili. Ci sono sentieri più in alto, sui crinali, che offrono scorci mozzafiato sul Golfo Paradiso, ed altri che attraversano tratti di selvaggia ed incontaminata macchia mediterranea. Alcuni scorrono all’ ombra dei castagni, che nei versanti esposti a nord scendono sino a quote piuttosto basse, oppure in mezzo agli antichi uliveti, qualche volta ancora ben curati.
Toccano spettacolari punti panoramici, come la Cappelletta degli Alpini in Cornua che domina tutta la vallata, o la chiesa di Santa Croce, da cui si gode uno spettacolare panorama che va dal Monte di Portofino sino a Capo Berta , nell’ imperiese, sino alle alpi Marittime. E da dove, nelle giornate più limpide, si può arrivare a scorgere la Corsica e l’ Isola della Gorgona , nell’ Arcipelago Toscano.
A pochi kilometri di distanza l’una dall’altre possiamo inoltre incontrare le varie frazioni, ognuna con delle piccole perle architettoniche, come il Vecchio Mulino ad acqua di Fulle, lo storico Ponte Romano di Sussisa o la chiesa romanica di Sant’Apollinare. E anche molti punti di contatto con fermate di mezzi pubblici, parecchi Bed & Breakfast, per chi volesse spezzare gli itinerari in più giorni, ed un gran numero di ristoranti che offrono specialità legate al territorio, perché, si sa, camminare mette appetito!
Insomma un vero paradiso per gli escursionisti, che possono trovare itinerari con diversi livelli di difficoltà e diversi punti di appoggio, e costellati di punti di interesse di vario tipo.
Percorsi fruibili in qualsiasi periodo dell’ anno, ma che danno il massimo della soddisfazione nelle ventose giornate invernali in cui soffia la tramontana, quando dai crinali più in alto si possono osservare nello stesso tempo le cime alpine ed appenniniche innevate a nord, nord-ovest ed il mare blu cobalto a sud.
Insomma un’operamolto articolata , che sta dando ottimi frutti, portata avanti con il puro volontariato.
Un’opera che ha visto l’appoggio dell’amministrazione comunale di Sori,molto interessata a questo tipo di interventi, che rappresentano anche una forma di tutela e valorizzazione del territorio,  ed alla quale ha partecipato concedendo qualche magra risorsa finanziaria, che riesce a malapena a coprire le spese vive di carburante e filo per decespugliatore.
Ma soprattutto un’opera che ha anche suscitato l’interesse di molti cittadini, che cominciano nuovamente a dare un giusto valore a questo territorio un po’ dimenticato, intravedendo in esso una nuova risorsa economica legata alle nuove forme di turismo ecosostenibile ed alla realizzazione di prodotti legati a questa terra così fortemente caratterizzata.  E suscitato l’attenzione ed il rispetto, delle persone  più anziane, felici del fatto che nuove persone, in qualche modo, tengano ancora vivi questi territori a cui loro, nel passato, avevano dato tanto.